Salute

Violenza Ostetrica. Cos’è e come prevenirla?

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16 Luglio 2018

Violenza ostetrica.

A volte sentiamo questo termine, rischiamo di prenderla con leggerezza, anche perche magari a noi non è successo.

Ma molte donne ne soffrono e hanno conseguenze a lungo termine sia sulla loro salute mentale che fisica.

La nostra cara Valentina di @teatralmentemamma ci ha raccontato una storia… La sua storia…

 

Violenza ostetrica. Il racconto

C’era una volta….così normalmente iniziano le favole, questa però non è esattamente una favola…c’era una mamma in attesa di un bambino, c’era una mamma al nono mese che attendeva con impazienza di conosce il suo piccolo ometto.

Il bimbo era un po’ in ritardo, la mamma era impaziente e non sembravano esserci indizi della nascita.

Così l’ospedale le fissò una data ultima, oltre la quale si sarebbe proceduto con l’induzione ma il bambino era molto furbo, ed esattamente la sera prima del fatidico giorno decise di voler venire al mondo.

Cominciarono le contrazioni, lievi e decide, la mamma non sapeva se si trattasse del momento della nascita e con pazienza attese che diventassero più forti e frequenti.

In qualche ora la mamma capì che era il momento, sveglio il suo compagno e andarono lentamente al ospedale.

L’ospedale li accolse un po’ assonnato, d’altronde erano le 5 della notte e tra chiarimenti, visite e attribuzioni di letti, la dilatazione divenne di 6 cm e l’orologio arrivo alle ore 7.

A quell’ora la mamma, senza preavviso, venne portata in sala travaglio, non le fecero neppure aspettare il compagno che era andato al bar per un caffè.

La donna, un po’ spaventata e un po’sola, inizio quel viaggio che si chiama PARTO.

Per nessuna donna partorire è semplice ma in questo caso fu molto più difficile.

Un’ostetrica gentile si prese cura della mamma e le prime ore volarono, i dolori erano sopportabili, niente epidurale, qualche dolore di schiena ma tutto procedeva al meglio, e così arrivarono le 13 del 1 novembre 2015.

Dilatazione 9,5 cm e testa che suo toccava. Tutto nella norma.

Ma gli ostacoli erano dietro la porta, ci fu il cambio dei medici, l’ostetrica gentile andò via, il ginecologo tornò a casa e la mamma rimase per mezz’ora sola.

Sola con il suo bimbo, sola con i suoi pensieri, sola con il dolore.

Poi il rumore, le voci, una nuova osterica che urlava, che controllava la dilatazione, che sosteneva che la manda non sapesse spingere.

Urla utente urla, una dottoressa che non era neppure passata a vedere la partoriente e mandava a dire dagli infermieri come procedere.

I ricordi del corso preparto, dei libri letti, dei racconti delle persone sono vividi nella memoria, sente la voce del suo compagno, sente sua mamma e prega per suo figlio.

Ora sono solo lei e il suo bambino, e lei deve lottare per entrambi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma ad un certo punto arriva l’ordine della ginecologa di somministrare l’ossitocina, la mamma dice di non volerla, è a 10 cm, non ne ha bisogno ma nessuno l’ascolta.

Con questa flebo tutto è diventa l’inferno, i dolori si moltiplicano, le contrazioni naturali e quelle chimiche si accavallano, lei non riesce più a spingere e sente che qualcosa non va… l’ostetrica continua ad offenderla, le dice che farà morire suo figlio, che non è capace neppure di spingere, che madre potrà mai essere.

E poi…la testa non riescono più a toccarla, il bambino sembra essere sparito, le ore passano ed è ormai troppo tempo che le hanno forzatamente rotto le acque, il bambino potrebbe andare in sofferenza.

Ore 18.30, sala operatoria, anestesia dorsale, cesareo d’urgenza.

Mezz’ora e il bimbo è fuori.

Responso? Il bimbo si è girato al contrario dopo essere andato in sofferenza da ossitocina.

Madre anche lei in sofferenza da ossitocina. Ma questo è solo il responso dichiarato da loro in sala operatoria e a voce, perché nella cartella non c’è ombra dell’ossitocina somministrata e nessuno può testimoniare perchè nessun famigliare era con lei, non hanno permesso a nessuno di entrare.

Questa storia finisce con un bimbo bello e sano che per precauzione è ricoverato in neonatologia, con una mamma a cui non permettono di allattarlo perché in neonatologia danno il latte in polvere, con i famigliari che non possono conoscere il nuovo arrivato perché nel reparto non si possono ricevere visite.

Questa storia è la mia storia, io sono la donna che dopo 9 mesi idillici ha vissuto 12 ore di inferno, questa non è una triste storia di un parto più difficile del solito, questa storia ha un nome, si chiama VIOLENZA OSTETRICA.

Sotto questo nome si inseriscono tutti i trattamenti irrispettosi, le procedure mediche imposte senza adeguate informazioni,  abusi, maleducazione e mancanza di sensibilità, tutti pericoli che possono traumatizzare e umiliare profondamente le neo mamme.

Secondo  uno studio delle associazioni CiaoLapo Onlus e La Goccia Magica e dell’L’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica, il 21,2% del campione intervistato ha ammesso di considerarsi vittima di violenze ostetriche, il 33% ha dichiarato che considerare inadeguata l’assistenza ricevuta durante il parto, il 34,5% ha denunciato seri problemi di privacy o di fiducia nel personale sanitario.

E proprio per questo motivo il 14,5% delle intervistate non è tornata nella struttura dove ha effettuato il primo parto per la seconda gravidanza, e il 5,9% ha addirittura accantonato l’idea di un secondo figlio a causa della pessima esperienza vissuta.

Sono nate tante iniziative negli ultimi anni, tra cui la campagna “#tastatacere.. le mamme hanno voce” sui social, ma ancora tanti sono i casi di donne a cui vengono praticati clisteri, episiotomie, depilazione e tanto altro.

E l’unico modo per farle smettere è parlarne, denunciare e conoscere perfettamente i propri diritti.

Per coloro che ne avessero bisogno, l’OMS  () già in un documento del 1985, ha stabilito che sono sconsigliate e dannose, e quindi violenza ostetrica, il clistere, la depilazione, la somministrazione routinaria di ossitocina per accelerare il travaglio, la rottura delle membrane, la posizione obbligata durante travaglio e parto, il digiuno e il divieto di bere, l’episiotomia (il taglio del perineo), le spinte sulla pancia (manovra di Kristeller), il taglio precoce del cordone e la separazione della madre e del neonato dopo il parto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grazie ancora a  @teatralmentemamma

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